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日志


9月18日

Io non vedo non sento ma speriamo che parlo

 

E’ passata ormai più di una settimana dal giorno del V-Day e sulle testate dei maggiori quotidiani, rimbalzano le considerazioni di politici e uomini di pensiero. L’opinione che mi sono fatto andando a curiosare sul sito di Beppe Grillo, dove come ultimo post troviamo il filmato di consegna a Prodi delle proposte dei cittadini, è che al di la di quelle che sono le motivazioni vere o false che gli vengono attribuite, al di la delle considerazioni sui modi e termini con cui si muove per portare avanti questa sua denuncia di inefficienza e malcostume della nostra classe politica, gli va riconosciuto il merito di scuotere gli animi e chissà che si riesca a dare una sferzata che ci permetta di cambiare rotta. Sicuramente prima e dopo il V-Day il mondo politico si muove, ma non sulla scorta di una propria volontà di “rinnovamento morale” o di un vero progetto di ristrutturazione dei modi di fare politica, ma solo spinto dallo spauracchio di un nuovo concorrente sulla scena politica, che grazie alla sua popolarità, derivante anche dalla sua esclusione volontaria o forzata dal mondo dei media raccoglie, almeno inizialmente, gli insoddisfatti di questo modo di amministrare il paese e di chi si alterna al potere. Ecco allora che, leggendo i quotidiani, si possono ammirare le eloquenze dei vari esponenti di questa nostra classe politica, che cercano di contrapporsi a questa già vista espressione del malcontento nazionale, o di farsene portavoce per dare una rispolverata alla loro immagine. Lasciando ad altri, molto più esperti di me, la valutazione di questa new entry, esprimo il mio pensiero di cittadino. Prendo spunto da un passo, dall’articolo di Curzio Maltese su Repubblica del 17-09-07, “Nessuna oligarchia per quanto spietata può reggere a lungo senza intercettare grandi flussi di consenso. Naturalmente guai a citare le responsabilità collettive…….” Certamente qualsiasi movimento, che nasca spontaneamente o quale figlio di interessi di parte, ha un percorso storico segnato perché alla fine rientra, nel bene o nel male, in schemi consolidati che sono il frutto della inerzia della collettività. Ma è altrettanto vero che l’esasperazione di comportamenti che rasentano l’oppressione e la coercizione, non finalizzata al vero raggiungimento del bene sociale, ha quale conseguenza l’inasprimento degli animi e fa nascere la voglia di ribellione. Se Masaniello ci ha insegnato che il potere lusinga e conduce ha sconfessare gli ideali che ci hanno caratterizzato, la Rivoluzione Francese, piazza Tian an men, perché no le 5 giornate di Milano, sono l’espressione di una capacità di reagire a quella che viene considerata un’ingiustizia. Non possono passare sotto silenzio le innumerevoli prese in giro, a cui siamo quotidianamente sottoposti da ambedue gli schieramenti politici. Ci chiedono di accettare sacrifici per il bene comune, per poi leggere che si aumentano lo stipendio e le spese del Palazzo (Giornale di Sicilia 17-09-07, Il Giornale 17-09-07), la cassazione condanna un dipendente Telecom per uso personale del cellulare aziendale, mentre si giustifica l’utilizzo di mezzi di rappresentanza per andare al gran premio, si vara la finanziaria dove è innegabile l’aumento della tassazione, a fronte di una volontà dichiarata di diminuire la spesa pubblica, ma alla fine si sono aumentati il numero dei ministri e non certo per necessità organizzative. E’ vero che poi recitano i mea culpa, ma sempre solo di parole si tratta perché nei fatti applicano il solito sistema: ciò che tolgo da una parte lo inserisco dall’altra. Queste sono alcune delle vessazioni a cui siamo sottoposti, ma di tutto questo dobbiamo dire grazie a noi stessi, perché alla fine accettiamo supinamente ciò che ci viene propinato e probabilmente ci va bene così. Ma una responsabilità va anche ai mezzi di informazione che potrebbero e dovrebbero fare di più. Non un’informazione legata allo scoop per aumentare le tirature, ma una informazione più obiettiva e che ci aiuti a  vedere ciò che non vogliamo vedere e ascoltare ciò che non vogliamo sentire. A questo riguardo voglio citare una trasmissione degna di attenzione Reporter su Rai tre e le inchieste dell’Espresso, nuova veste annunciata sulle pagine di ItaliaOggi del 14-09-07 dal suo Direttore. Ma forse non tutto è perduto, la legge per una volta ci viene in aiuto, si perché l'articolo 121 del T.U.L.P.S. vieta espressamente il mestiere di ciarlatano, “colui che sfrutta la buona fede e la credulità altrui a proprio vantaggio”.   

Giuseppe Catalani

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