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9月12日 Perchè scomodare DioMi sono letto la lettera di Don Giorgio a Beppe Grillo ed ecco le mie riflessioni. Sono perfettamente d’accordo nel ritenere le civiltà che ci hanno preceduto, da cui dovremmo trarre spunti e insegnamenti, notevolmente superiori alla nostra. Sono altresì convinto che sia necessario operare una radicale riforma dell’animo umano, affinché riscopra il concetto di morale in cui: rispetto degli altrui diritti e volontà di adempiere ai propri doveri, siano valori di caratterizzazione. Persuaso della necessità che qualsiasi bene debba essere amministrato nell’interesse della comunità, sono convinto che l’incompetenza e/o l’interesse personale non abbiano colore politico. Quando un bene di vitale importanza, quale è l’acqua, deve essere amministrato, la comunità ha il dovere di porre la massima attenzione sulle scelte che l’amministratore compie, ma ciò è sempre vero, perché scelte sbagliate causano danni a volte irreparabili. Fatte queste premesse non riesco a capire e di questo mi scuso con l’autore, se il problema sia nel concetto stesso di amministrazione o su chi debba amministrare questo bene. Nel primo caso, se i beni fossero lasciati alla libera utilizzazione sarebbe una cosa magnifica, perché il presupposto è un uomo in cui è vivo e radicato il rispetto per il prossimo, sentimento che permette una convivenza che va oltre il vivere civile e forse avremmo trovato l’Eden. Nel secondo caso mi permetto di esprimere il mio disaccordo, non tanto sulla necessità che un bene di tale importanza, quale è l’acqua, debba essere amministrato in modo eccellente e fuori dai contesti legati ad interessi meramente speculativi e politici , ma sul fatto che uno schieramento politico sia più idoneo di un altro. La storia, anche recente, ha portato alla ribalta casi di incompetenza e inefficienza e mi fermo qui nella valutazione, che sono segno evidente che non è un problema di schieramento ma di uomini. Si veda Alitalia, società pubblica, Parmalat, società privata e CGIL sindacato (Italia Oggi del 10 Agosto 2007). Ora non credo che per risolvere la questione si debba scomodare Dio; ne utilizzare indirettamente e spero involontariamente una posizione all’interno di un “Partito”, non la Chiesa in quanto tale ma lo spirito che anima i suoi Ministri, che storicamente vive la sua missione fuori dagli schemi della politica. Non critico lo sforzo per aprire gli occhi, oltre che il cuore, alla comunità su questioni importanti per tutta la collettività. Ma non ritengo corretto, pur nel rispetto delle idee e forse tendenze politiche dell’uomo spogliato dalle vesti di Ministro, che si mescoli la giusta opera di moralizzazione con una propria opinione politica e questo non quale privazione della libertà di opinione ma quale dovere per la posizione occupata. E’ come se il presidente della Camera facesse propaganda al suo schieramento. Non può una funzione che opera sopra le parti lasciarsi andare a considerazioni squisitamente di parte. Questa opera di moralizzazione deve scostarsi dai soliti proclami che la nostra classe politica ha eletto a suo emblema, e che hanno il sapore della sola ricerca del consenso; deve nascere dalla ricerca dalla valutazione critica, ma soprattutto onesta, di ciò che è bene e ciò che è male o meglio di ciò che è giusto e ciò che è ingiusto per la comunità e per chi ne viene in contatto. Ben venga chi attraverso le sue parole cerca di dare una sferzata alla comunità perché sia attenta e partecipe alle scelte degli amministratori, costringendoli ad essere fedeli allo spirito del loro incarico, ma non si faccia uso della propria posizione per fare propaganda ad uno schieramento politico rispetto ad un altro, perché in ogni frutteto ci sono mele bacate, ma non per questo non si debbono mangiare più mele.
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